Un intervento che mi vede in prima linea con il progetto  Ev-K2-CNR per supportare un centro religioso tradizionale, quello del monastero femminile di Deboche, dove alle vecchie monache locali si vanno sempre più spesso aggiungendo delle giovani religiose fuggite dal Tibet. Purtroppo le condizioni delle strutture abitative sono così precarie da comprometterne il futuro, a questo si sta ponendo rimedio in un progetto di collaborazione umanitaria insieme alla fondazione Benoit Chamoux.

 

 

Monache d'alta quota: buddismo tra i rododendri giganti nella Valle del Khumbu
L'intervento di Gian Pietro con Ev-K2-CNR e la Fondazione Benoit Chamoux
per la salvaguardia di questo unico patrimonio spirituale

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I maggiori centri spirituali dell'alta valle del Khumbu si collocano tra i 3000 e i 4500 metri di quota, Tyangboche col suo nuovo Gompa da poco ricostruito dopo l'incendio che lo distrusse, è oggi il centro religioso buddista principale sulla via all'Everest. I turisti vengono affascinati dall'imponenza e dallo sfarzo del monastero, mentre i monaci hanno l'aspetto benestante. Le vendite di materiale divulgativo nel vicino museo, le offerte e le numerose sponsorizzazioni permettono ai religiosi di guardare con serenità al futuro dall'alto della loro panoramica collina.

E le monache? Verrebbe spontaneo chiedersi, quelle dove sono?

Le monache non amano lo sfarzo e la confusione, e ancora timide e restie al contatto con quel mondo febbricitante la fuori rimangono nascoste, a due passi dal percorso verso il campo base, affollato quest'anno da migliaia di persone. Se ci si lascia incuriosire da un gruppo di casupole diroccate che appena si intravedono nella foresta di conifere e rododendro di Deboche, a15 minuti a monte di Tyangboche, allora si comincia a comprendere la realtà del monastero di Deboche, a 3800 m di quota.

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Per un minuscolo sentierino ci accede al piccolo insignificante Gompa, aggirando catapecchie e molto probabilmente incontrando qualche schiva giovane tibetana o qualche vecchia donna di età indefinibile che si aggirano portando ortaggi. Il Gompa è protetto da un portoncino d'ingresso che si apre su un selciato di poche decine di metri quadri, al centro l'immancabile palo con le bandiere di preghiera, su un lato la cappella, di fianco la lercia cucina, resa misteriosa e suggestiva dai raggi di sole che vi entrano.

Le monache sono lì, ogni mattina in preghiera o a svolgere una cerimonia, la loro vita è al servizio della spiritualità e si scioglie in riti senza tempo. Gli anni e le intemperie sono stati crudeli con il modo di vivere delle religiose: "Qui a Deboche" mi racconta la "Anila" direttrice, la badessa, "le monache che hanno ancora famiglia sono costrette a ritornare a casa loro per dormire, quelle vecchie hanno la loro fatiscente casa, quelle rifugiate dal Tibet sono costrette a dormire ammassate come animali nei ripostigli attorno al Gompa".

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Una quindicina di monache è ancora oggi attiva e vive nel monastero, metà di queste sono ormai delle povere vecchie, la sopravvivenza del centro spirituale è dunque assolutamente legata al necessario ricambio generazionale, ma le giovani monache purtroppo non hanno a disposizione alloggi, un locale comune e un ambiente per l'insegnamento delle pratiche, non parliamo delle condizioni igieniche in cui ancora vivono.

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Consci dell'importanza di intervenire a salvaguardare una tradizione religiosa importante come quella di Deboche, che ha avuto origine dal monastero Tibetano di Rongbuk, appena al di là dell'Everest, l'Ev-K2-CNR e la Fondazione Benoit Chamoux hanno deciso di assicurare il futuro al monastero con un progetto di supporto che ha l'ambizione di recuperare la necessaria vitalità al centro spirituale femminile. L'iniziativa prende corpo con un'intervento volto a sostenere un'attività che già le religiose avevano intrapreso: la ristrutturazione di una vecchia casa in modo da creare dei nuovi alloggi per almeno cinque giovani monache.

L'immagine e la continua attività di Giampietro ai piedi del loro Chomolongma (l'Everest per i Tibetani) le hanno rassicurate, e hanno sciolto le loro perplessità nell'accettare un aiuto esterno, anche grazie al supporto di Ev-k2-CNR e della Fondazione che nel nome di Benoit Chamoux sostiene opere e iniziative legate alla cultura e alla spiritualità buddista.


Gian Pietro Verza  

 

 

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