La punta dell'Everest e' una tavolozza di neve inclinata sulla quale il vento soffia ad oltre 300 km/h, delle tre creste che scendono verso valle quella più affilata conduce verso il campo base nepalese. Il primo tratto di discesa e' sul fianco ovest della cresta, appena sopra gli eleganti affioramenti calcarei piu' alti del mondo, si viaggia in costa su pendenze attorno ai 45 gradi, segue l'Hillary step, un passaggio obbligato che trasforma la cresta in un canalino aperto di misto quasi verticale. Poi tra spettacolari cornici sporgenti sul Tibet si approda alla sella con l'anticima sud, 8757 m, una calotta di neve che si affaccia su colle sud.
L'alba sfiora l'Himalaya |
Il primo tratto e' attorno ai 50 gradi, poi la pendenza diminuisce lentamente fino al colletto della spalla ad 8500 m, qui le spedizioni storiche posero l'ultimo campo. Un breve traverso verso sud ovest ed eccoci in cima al ripido pendio di 40 - 45 gradi che sovrasta il passo piu' alto del mondo, colle sud a 7980 m. Su questo tratto espostissimo alle correnti del colle troveremo facilmente neve durissima compattata dal vento. Fortunatamente a colle sud ci aspetta l'ultimo campo, il quarto, da cui siamo partiti nella notte, e qui potremmo fermarci per tirare il fiato. Dal colle ci affacceremo poi sul profondo solco della Valle del Silenzio, il cui fondo glaciale scorre dai 6700 metri della base della parete ovest del Lhotse ai 6000 dell'inizio dell'Ice Fall. Affrontiamo il muro di oltre mille metri lasciando a sinistra lo sperone dei Ginevrini e le Rocce Gialle, scendendo su terreno vergine non toccato normalmente in salita. Una discesa senza interruzione ci porta direttamente alla grande terminale che sarà più semplice superare a destra. La conca che segue non è un luogo per animi delicati: qualsiasi cosa si dovesse staccare dalla vasta parete del Lhotse arriverebbe qui in pochi istanti. |
Uno dei rari posti riparati è campo tre, a 7400 m, sotto un seracco, ad oltre un chilometro a sinistra rispetto alla nostra traiettoria di discesa. Dalla conca sotto la parete ci aspetta un mite pendio nevoso, un terreno dalle caratteristiche fondistiche, queste lievissime pendenze e l'aumentata ossigenazione permetteranno per la prima volta di rilassarci, sulla semplice discesa verso campo due a 6500 m. La discesa prosegue semplice verso la sommità dell'Ice Fall, bisogna solo preoccuparsi di qualche largo crepaccio attraversato dalla pista di salita grazie a due, tre scale di alluminio giuntate. Bisogna anche fare attenzione a non avvicinarsi troppo alla parete del Nutpse, a sinistra, una suggestiva struttura di parete di ghiaccio a canne d'organo interrotte da diversi seracchi a "baldacchino". La cima dell'Everest ad oltre 2500 metri più alta è semplicemente irraggiungibile per chi la vede per la prima volta. Poco oltre troviamo campo uno, un po' deserto verso la fine delle spedizioni, nessuno ci dorme piu'. Qui la massa di ghiaccio si scatena in una corsa verso il basso di un metro al giorno, che costringe gli sherpa a modificare la traccia delle corde fisse anche due volte alla settimana. Ancora un tratto esposto alle scariche di ghiaccio e neve, un traverso deciso verso destra, in quota col passo di Lo La, 6000 m, e poi giu' con decisione verso il base che finalmente appare, una discesa col fiato in gola sotto i pendii che portano alla spalla ovest della Montagna, a 7500. Quando la pendenza diminuisce bisogna fare attenzione e non lasciarsi attrarre dai coni nevosi sotto il Lo La, ma sciare sul ghiaccio vivo dritti alle prime morene che ricoprono il ghiacciaio, qui a 5400 m potremo togliere gli sci.
Incontro con Davo Karnicar
primo alpinista a scendere dall'Everest con gli sci
lungo la via nepalese
Davo l'ho incontrato a Lobuche, mentre era sulla via per il campo base, di lui mi colpi' la spessa muscolatura delle gambe, mi chiesi se cio' era abbastanza per affrontare i 3500 metri di discesa dalla cima dell'Everest lungo la via nepalese dal colle sud, e se aveva anche la testa per non sbagliare sulla affilata cresta sommitale con solo 1/3 di ossigeno nell'aria.
Poi lo invitai ad
una videoconferenza dalla Piramide del CNR, dalla schiettezza e
semplicita' delle risposte e dalla grande disponibilita' a
spiegare il suo progetto capii che aveva anche la forza interiore
per farcela.
L'intervista
Ho 38 anni, vivo
in un piccolo villaggio tra Austria e Slovenia, tutta la mia vita
è stata spesa tra sci ed alpinismo, sono stato uno sciatore
professionista per 8 anni per la squadra Jugoslava, poi ho deciso
di unire i due sport in uno e dedicarmi alle piu' alte montagne
del mondo, così nel 1995 mi sono avvicinato allo sci estremo
himalayano con la discesa della parete nord dell'Annapurna.
Dopo l'Annapurna
ho tentato di salire lo Shisha Pangma, il Daulaghiri e l'Everest,
tutte spedizioni alpinistiche con l'idea di scendere dalle
montagne con gli sci.
Ho passato tutto
il tempo seguente alla ricerca di soldi e sponsor per il progetto
della discesa dell'Everest.
La prima e' stata
che all'Annapurna ero con il mio fratello minore, e questo mi ha
creato qualche problema di apprensione, se vedi quello che fai
fare a tuo fratello minore...
A quel tempo anche
non immaginavo quello che avrebbe significato sciare ad 8000
metri. Tecnicamente la nord dell'Annapurna presentava grossi
pericoli per valanghe, crepacci, e seracchi, ma l'inclinazione
era minore, li' impiegai dalle 8 alle 9 ore per discendere,
mentre qui all'Everest solo 4 ore e mezza.
Per la verità i
miei obiettivi erano due: riuscire ad arrivare in cima
all'Everest e quindi scendere con gli sci, senza camminare.
A queste quote
l'uso dell'ossigeno comporta una grande differenza, salire con
l'ossigeno in funzione della quantità che se ne usa è divenuto
abbastanza comune, scendere con gli sci è comunque una cosa
eccezionale, l'ossigeno permette una maggiore chiarezza di mente
e garantisce dei tempi di reazione più brevi.
"Quanto
ossigeno hai usato e quando?"
- Ho usato
ossigeno regolando l'erogazione a 1,5 litri al minuto salendo da
colle sud fino alla cima e poi l'ho regolato a 2 l/min scendendo
con gli sci dalla cima fino a 40 m sotto la cima sud appena sotto
il tratto finale più ripido. Ho deciso di usare l'ossigeno
perchè ho voluto sciare continuamente senza essere interrotto
nè dal grande freddo e neanche dalle condizioni di ipossia
spinta, penso con questo di aver realizzato una vera discesa con
gli sci senza camminare, per me questo è già stato un successo,
può darsi che in futuro un altro alpinista sia in grado di
effettuare la discesa interamente senza l'uso di ossigeno; le
possibilità di discesa dall'Everest con gli sci non si
concludono qui, il mio è stato solo un passo in avanti.
Hillary step |
"Una domanda riguardo la sicurezza: Hai
usato delle corde per assicurarti durante la
discesa?"
- Sì, ho
usato una corda fissa tesa lungo la cresta in prossimità
del Hillary Step a cui mi sono assicurato semplicemente
con un cordino ed un moschettone, non mi sono aiutato con
la corda fissa e comunque ritengo che sarebbe stato
assolutamente stupido superare questo passaggio in sci
senza nessuna assicurazione. L'affioramento delle corde
fisse presenti ha invece rappresentato un pericoloso
ostacolo nel ripido tratto sotto la cima Sud. |
"Quale pensi sia stata la parte più
pericolosa della tua discesa?"
- Il punto
più pericoloso non è stato l'Hillary Step ma la parte
di cresta compresa tra questo e l'anticima Sud, questo
sia perchè è una cresta molto affilata ed anche perchè
l'ho trovata carica di neve molto soffice ed
inconsistente in cui gli sci non facevano presa e
continuavano a derapare pericolosamente verso il basso. "E qual'è stata la parte più difficile?"
-
Probabilmente la parte tecnicamente più difficile è
stata proprio la stretta entrata nel passaggio
dell'Hillary Step resa complicata dal roccione che
interrompe la cresta. "Puoi dirci la data e l'ora del tuo arrivo in
cima?"
- Sabato 7
ottobre, alle 6.45 del mattino. |
Canale sotto l'Hilary step |
Preparandosi alla discesa |
"Molto presto!"
-Sì, molto presto infatti
abbiamo dovuto aspettare un'ora alla cima sud per avere
abbastanza luce per le riprese, siamo partiti alle 22.30
dal colle sud e la salita è durata circa 8 ore. La vista
sul Tibet era affascinante ma faceva decisamente molto
freddo. "Hai usato degli sci speciali?"
- Sì,
degli sci speciali della Elan, ultraleggeri, lunghi
168cm, fatti appositamente per questa impresa in 300 ore
di lavoro artigianale. Ho usato una combinazione di
attacchi Silvretta di due tipi diversi evitando il più
possibile le parti in plastica, scarponi da gara e
normali bastoncini da sci alpinismo a due sezioni senza
nessuna becca da ghiaccio (simile a quella della
piccozze) sulle manopole. "Ho saputo che avevi in programma di sciare con
una videocamera sul casco, sei riuscito a farla
funzionare?"
- Sì, ha
funzionato bene ma sono stato costretto ad usarla solo a
partire dalla discesa della cima Sud perchè già portavo
con me due pesanti bombole russe di ossigeno del vecchio
tipo. |
- Eravamo in
quattro, con me c'era Ang Dorje alla sua settima volta in cima
all'Everest, Pasan Tensing e lo sloveno Franz O. Due giorni dopo
altri tre componenti della mia spedizione sono riusciti a
raggiungere la cima.
Sulla vetta |
I compagni della vetta |
"Sì,
quelli a cui avevamo dato più volte le previsioni metereologiche
dalla Piramide. Chi ti ha preceduto nei tentativi di discesa con
gli sci dall'Everest?"
- Il primo è
stato uno sciatore giapponese che ha tentato una discesa da colle
sud anche con l'utilizzo di un paracadute e che però dopo
qualche centinaio di metri di discesa è caduto. Poi è stata la
volta di Tardivel che nel '92 scese partendo da 8600m, con lui in
quell'occasione c'era lo stesso sherpa, Ang Dorje, che ha
assistito anche alla mia discesa.
La discesa con gli
sci di Tardivel si è poi interrotta in cima all'Ice Fall attorno
a 6000m di quota, dove poi ha proseguito a piedi. Dopo è stata
la volta di Kammerlander che per primo ha messo gli sci sulla
cima dell'Everest ed è sceso lungo la parete Nord
interrompendo però la sua discesa con gli sci per attraversare
alcune fasce di roccia, la sua impresa mi ha fornito
un'iportantissima informazione, era possibile scendere con gli
sci dalla cima dell'Everest...era possibile!
"Adesso
vorrei farti qualche domanda personale, dimmi se questo ti va,
altrimenti le saltiamo."
- Qui siamo a 5000
(metri di quota) quindi non c'è problema.
- Sì, mi sono
preparato considerandola così, una delle più pericolose cose
nella mia vita, soprattutto per via di quel tratto di cresta dopo
l'Hillary Step. Un altro momento critico è stato quando,
scendendo sulla destra dell'Ice Fall, non ero sicuro di essere
sul percorso migliore, ho chiamato il nostro cameraman che mi
seguiva dal campo base chiedendogli informazioni. Lui mi ha
laconicamente risposto che andava bene scendere di lì, dove solo
un quarto d'ora prima si era staccata una grossa valanga.
- Sì, con degli
sci corti da campo due a campo uno e poi con quelli previsti da
campo tre a campo due. Non ho voluto provare a scendere tratti
più in alto per non compromettere la discesa finale.
"Abbiamo notato che gli alpinisti
sloveni sono tra i più attivi in Himalaya negli ultimi anni, tu
stesso stai cercando di fare qualcosa di nuovo, secondo te per
quale motivo? Forse perchè hanno delle idee innovative?"
-E' una domanda
difficile...perchè vogliamo fare qualcosa (in più)...forse è
una combinazione tra le nuove opportunita' che ci sono offerte ed
il miglioramento della situazione economica del nostro paese.
"Così puoi contare su degli
sponsor..."
- Sì certo,
abbiamo vissuto quarant'anni di comunismo, adesso vediamo delle
nuove possibilità, abbiamo delle nuove chances, nuove idee... e
forse questo ci rende più aggressivi di altri alpinisti. La
Slovenia è un paese montagnoso con tanti appassionati di
alpinismo e di sci che tra l'altro è il nostro sport nazionale.
"Pensi che mediamente gli alpinisti
sloveni prendano più rischi? Forse a questo punto per fare
qualcosa di nuovo in Himalaya bisogna anche affrontare maggiori
rischi..."
Sotto il Nuptse |
- Io posso solo dire che per quanto mi
riguarda non vedo competizione tra di noi, io sono solo
un alpinista che vuole salire e poi sciare (e non
necessariamente essere in competizione). Sono felice di
poter dire che grazie a questa mia attività di alpinista
e sciatore estremo sto realizzando la maggiore
aspirazione nella mia vita ed è quello che auguro a
tutti gli appassionati di montagna. "La
cosa interessante che vedo nella tua attività Himalayana
è la combinazione tra alpinismo e sci estremo, quindi
possiamo dire che tu consideri lo sci estremo come una
forma di alpinismo oppure la consideri una prestazione
diversa?" - La mia
idea di sci estremo è assolutamente connessa
all'alpinismo, perchè scalo sempre lo stesso percorso
che poi discendo con gli sci. Non ho mai usato
l'elicottero per le mie discese di sci estremo, questa è
una cosa molto importante per me perchè se dico di
scendere una montagna con gli sci, intendo farlo
solamente con gli sci, senza utilizzare corda o di
piccozza. Purtroppo molta gente non osserva questa
regola, magari usando la corda solo per superare un
tratto di 50 metri di discesa ripida, ed affermando poi
di aver disceso la parete solo con gli sci...questo non
è leale. Nella mia idea di sci estremo, credo si debba
usare solo equipaggiamento e tecnica da sci per tutta la
discesa, per poter dire, ho fatto questa via con gli sci.
Se non si adotta questa filosofia non si può considerare
correttamente etica dal punto di vista alpinistico una
discesa di una parete con gli sci. "Se su una discesa c'è un
tratto obbligato in cui devi usare la corda... come
consideri la discesa oppure... come la affronti?" |
- In questo caso
tu devi chiaramente dichiarare la parte che non hai sciato... ho
sciato per un certo percorso, e ad un certo punto ho usato la
corda.
"Secondo la tua etica dunque ci sono
alcune delle più difficili pareti gia' parzialmete scese con gli
sci che non sono completamente adattabili allo sci
estremo...?"
-Certo, non tutto
è possibile.
"Posso adesso farti una domanda a
proposito della tua vita personale? Tu hai una famiglia e dei
figli, com'è vista la tua attività in questo quadro?"
- Vedi io posso
spiegare ai miei figli che ho scoperto il mio talento nello
sciare ed arrampicare e devo usare questo talento. Questo può
essere come un esempio per la vita dei miei figli affinchè anche
loro possano trovare il loro talento, anche a costo di correre
dei rischi. Perche' solo realizzando le nostre profonde
aspirazioni riusciamo a trovare la felicità. Ma il fatto che la
mia famiglia deve aspettarmi per tutto questo tempo certo non li
rende felici.
- Certo, se non mi
capissero non ci sarebbe neanche il motivo di venire qui, se mia
moglie mi dicesse di scegliere tra la montagna e loro sarebbe
diverso ma non abbiamo questo problema, magari d'altra parte mia
moglie prega affinchè questa sia l'ultima volta che me ne vado.
- Certo però non
accetto tutto quello che la chiesa impone, Dio e la religione
sono grandi cose ma la Chiesa rimane per me soprattutto un
sistema organizzativo.
- Guarda, io sono
sorpreso perchè una volta sceso dall'Everest pensavo che mi
sarei dedicato al riposo e alla felicita' per il successo, senza
pensare a delle imprese future, ma adesso invece mi è venuta in
mente una nuova idea che ha subito alimentato un desiderio così
forte di scalare e di scendere con gli sci le montagne più alte
di ogni continente.
- Grazie, molte
grazie ancora per la collaborazione che la vostra organizzazione
ha dato alla nostra spedizione.
- E' una cosa
molto buona che ci sia, perchè noi alpinisti ogni tanto abbiamo
bisogno di qualcosa che ci ricolleghi al mondo civilizzato, e qui
la situazione diventa molto gradevole grazie alla vostra presenza
che ci offre un efficace contatto con dell'altra gente competente
che comprende i nostri problemi, non molto lontano da noi, e
psicologicamente questo è molto utile. Per una spedizione è
molto importante sapere che puo' esistere il supporto tecnico,
logistico e di soccorso della Piramide. Abbiamo apprezzato
moltissimo tutti i contatti che ci sono stati con voi soprattutto
perchè sapevamo di essere in collegamento con qualcuno che
conosce bene questo ambiente e queste montagne, e non solo con
del personale scientifico o tecnico.
- Si, sono stato
per la prima volta leader di una spedizione con un progetto
ambizioso, e grazie a questa piccola spedizione siamo riusciti a
portare 5 persone sulla cima, tra questi il più giovane ha 22
anni ed il più anziano 42, queste due persone sono oggi il più
giovane ed il più anziano sloveno saliti sulla cima
dell'Everest, ti confesso che sono molto soddisfatto di essere
riuscito a fare questo.
Lobuche, Piramide
Ev-K2-CNR
Gian Pietro Verza
Tutte le immagini sono tratte dal sito ufficiale di Davo Karnicar www.everest.simobil.si