INTERVISTA A Mr MASKEY

Director General Dipartment of National Parks and Wildlife Conservation NEPAL

  

Il primo parco nazionale in Nepal non fu un Parco di alta montagna, ma una meravigliosa area umida tropicale, ce ne vuole parlare?

La prima area che venne denominata “riserva protetta” nel 1972 fu quella di Chitwan che poco dopo divenne il nostro primo parco Nazionale nel ‘73 portandoci una grande quantità di conoscenze naturalistiche grazie al relativamente facile accesso. Ma i parchi di montagna sono stati da sempre preziosi scrigni colmi di ricchezze naturali ma di complicato accesso e quindi di difficile conoscenza. Per questo siamo grati a quelle iniziative organizzate di studio e ricerca in alta montagna come il vostro progetto Ev-K2-CNR in collaborazione con la nostra accademia delle scienze, il RONAST. Quello che mi ha colpito visitando la vostra installazione, la Piramide in Lobuche, è stata la grande mole di attività scientifica, di grande interesse per i nostri studi mirati alla protezione e alla conservazione di questo meraviglioso ma fragile ecosistema.

Mi ha colpito lo studio sulle tracce di metalli inquinanti nell’atmosfera che permette di tracciare il percorso dei trasporti di queste polveri a lunga distanza, ricerca possibile grazie alla grande pulizia dell’aria delle alte quote tipiche di questi posti, ma mi interessano anche gli studi di glaciologia e di fisiologia.

 

Che tipo di problemi legati all’esistenza del Parco di Sagarmatha  vi sono stati segnalati dai locali?

Uno dei problemi di interferenza tra il Parco e le colture locali è sicuramente quello causato dal grande aumento della popolazione dei nostri Himalayan Thar (una specie di stambecco) che scende dai ripidi e impervi versanti delle montagne fino ai villaggi dove spesso preferisce cibarsi dei germogli delle colture che la popolazione locale spesso a fatica riesce a crescere, questo fenomeno è diventato di grande impatto per le comunità locali e per noi è emersa la necessità impellente di  gestire il problema. Credo che a questo proposito il vostro progetto di studio sul comportamento del Thar diretto dal prof. Lovari sia estremamente interessante non solo per il Nepal ma per l’intera comunità scientifica internazionale.

 

Qual è secondo il survey che sta completando il rapporto tra la protezione dell’ambiente e la gestione della fruizione turistica in questo Parco?

Tra i nostri compiti oltre alla conservazione delle caratteristiche naturali dell’ambiente uno dei più importanti è il controllo del livello d’inquinamento apportato dalle attività umane, in particolare considerando l’alta affluenza di turisti in un’area relativamente limitata è preoccupante l’aumento dei rifiuti. Quest’ anno il 50° della prima salita dell’Everest ha attratto un buon numero di turisti nel Khumbu e i dati all’ingresso del parco indicano una netta ripresa in confronto al precedente anno.

E’ divenuto urgente definire un accurato piano di gestione del parco, che migliori la qualità dei servizi che il parco fornisce, e questo è uno dei motivi della mia missione fino alla testata della valle.

 

Spesso i rapporti tra la popolazione locale e la gestione del parco non sono sempre idilliaci, per i limiti che le aree protette impongono ad una libera gestione del territorio, come va nel Sagarmatha?

Da Lukla al Kala Pattar ho riscontrato un atteggiamento di grande sensibilità nei confronti del parco e posso affermare che la stessa popolazione locale è veramente disponibile a supportare il Parco. Questo avviene anche grazie alla stretta collaborazione che abbiamo con i comitati locali dei vari villaggi e ha preso una svolta decisamente positiva con l’introduzione della cosiddetta “buffer zone”, un’area di protezione ambientale che circonda il parco, dove viene reinvestito il 50% delle tasse d’ingresso al Parco. In questo modo un aumentato traffico turistico apporta maggiori risorse finanziarie che vengono investite in servizi, in accordo con le direttive e con il supporto del parco.

 

 

Quali i rapporti che sono stati stabiliti tra parchi e organizzazioni internazionali?

A cominciare dal Sagarmatha, parco di montagna per eccellenza, dove abbiamo Ev-K2-CNR, organizzazione alla quale chiediamo in virtù delle sue competenze e conoscenze un decisivo aiuto nella preparazione del piano di gestione, in Chitwan, parco dalle caratteristiche tropicali, c’è l’UNDP e il WWF, nell’area montuosa del Kanchenjonga ancora il WWF, nell’Annapurna il King Mahendra Trust Conservation, e ancora stiamo lavorando ad accordi per avere collaborazioni estese ad altre aree montuose e altri parchi.

Abbiamo anche stabilito dei rapporti di “fratellanza” con gli austriaci tramite la nota organizzazione Eco Himal e poi anche con l’Inghilterra, per scambi di collaborazione a livello di “park officers” e in più abbiamo diversi accordi di scambi di studenti provenienti da diversi paesi.

 

Sig. Maskey, parlando con lei si ha la sensazione di non aver solo a che fare con un competente direttore del dipartimento dei Parchi del Nepal, ma dalle sue parole traspare un’esperienza che non lascia dubbi sulla sua passione per l’ambiente naturale.

Sì, in effetti ho un curriculum piuttosto complesso, nel 1972 ero solo uno “small officer” del Forest Department (allora non esisteva il dipartimento dei Parchi in Nepal), poco dopo da “conservation area” Chitwan è stato eletto a Parco Nazionale il primo nel nostro paese con quelle caratteristiche. Così io sono divenuto il primo “Chief Warden” di Chitwan, l’equivalente dei vostri direttori, e lì ho trascorso 10 anni della mia carriera, poi nello stesso ruolo ho vissuto l’esperienza di un parco di montagna nella regione del Langtan. Poi ho completato i miei studi superiori e sono stato promosso per la prima volta a Direttore generale dei Parchi Nepalesi e a questa carica ho più volte alternato incarichi anche nel Ministero delle Foreste. Ma tra le attività che più mi hanno appassionato e impegnato è sicuramente la ricerca scientifica, nel mio particolare caso per la salvaguardia e la reintroduzione di particolari specie. In particolare sono riuscito a creare degli allevamenti dove ora abbiamo in cattività 250 piccoli di gaviale, un caratteristico coccodrillo dal lungo muso che per via delle dighe e degli sbarramenti sui fiumi si è ridotto a sole 60 unità allo stato selvatico. Altra attività appassionante è stato il recupero della popolazione di rinoceronti che da 100 unità sono ora arrivati a 650 e questo numero ci permette ora la reintroduzione estendendo la popolazione stanziale da un’area iniziale a due complessive dove gli animali hanno ritrovato il loro equilibrio naturale.

 

Maskey deve riprendere il suo survey nel Khumbu e desidera congedarsi, e mentre da ricercatore si complimenta ancora una volta per il nostro centro di ricerche, mi porge il suo biglietto da visita dove naturalmente sotto il titolo “Director General” campeggia una sorridente immagine di un coccodrillo selvatico, il Gaviale, naturalmente. Lo ringrazio e mentre istintivamente giro il biglietto appare l’immagine di una rana, lui se ne accorge e mi dice: Questa l’ho scoperta io, non aveva un nome e allora gli ho dato il mio. La rana si chiama Maskey’s burrowing frog (Sphaerotheca maskey)

 

Per informazioni sui parchi nepalesi:  www.dnpwc.gov.np

GP

Home page