| 50° Everest: Io avrei preferito un Chorten |
Aprile 2003
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L’argomento della morte all’Everest bisognava pure affrontarlo nell’anno del Cinquantenario, e così è stato fatto, da alcuni, con un singolare monumento ai caduti della Montagna più alta del Mondo, installato nei giorni che precedono l’arrivo delle spedizioni al Campo Base. La struttura, posta a monito davanti all’ospedale HRA di Periche, è costituita da due semiconi in acciaio inox, separati da qualche decina di centimetri e posti su un piedistallo di pietre cementate. All’interno dei semiconi sono elencati in modo assolutamente asettico i “caduti all’Everest” (circa centocinquanta), il monito si fa più severo più sotto, quanto delle evidenti targhette vuote attendono di essere personalizzate, una sessantina circa, chissà per quanto basteranno… Il monumento è il simbolo di una montagna, un cono diviso in due verticalmente, una montagna violentemente spezzata dal taglio verticale. Al suo esterno il ridotto raggio di curvatura non permette di distinguere dal cielo un riflesso del magnifico ambiente montuoso circostante, da qualche punto di vista l’oggetto non sembra nemmeno essere reale, però abbaglia il suo freddo riflesso della luce solare. Le montagne intorno a noi sono delle forme taglienti con linee superbe e spaziose profondità. Sono il simbolo stesso della vita, per le popolazioni locali e per me, per l’ambiente vitale che offrono ai loro fianchi, per le sublimi sensazioni che ispirano. Dobbiamo certo ricordare tutte le vittime (non delle montagne, ma in fondo di se stessi) che non sono tornate, molti per passione, altrettanti per lavoro, qualcuno per protervia (prepotenza). Il sentimento che mi colpisce sempre quando da Tukla salgo alla fronte del ghiacciaio del Khumbu è proprio quello, di grande suggestione per ciò che mi circonda, ma anche di infinita pietà per tutte le vittime dell’essere andati in montagna, mentre in segno di rispetto camminando assorto compio un ampio cerchio intorno. Questo ricordo degli scomparsi è espresso tradizionalmente e dignitosamente nei chorten in pietra del Memorial al passo di Tukla, alla stessa altezza della cima del Monte Bianco. Molti dei caduti hanno un loro chorten, e sono tutti diversi, di pietra, che è l’elemento naturale che forma le montagne. Con le Montagne dominano la vista sulla valle di Periche, a pochi chilometri dai coni di acciaio inox tagliati. Fonte: GP |
il "monumento"
scritte in memoria su un masso erratico
il Chorten di Babu Chiri Sherpa, record di 23 ore in cima all'Everest. Scomparso nella caduta in un crepaccio al campo due |